Aggiunta. Ecco il segreto per leggere il futuro.
Chissà se esiste una versione ebraica dell’espressione “butta su”. L’impressione è che sia sbarcata alla 11.ma Biennale di architettura di Venezia e se visitate il padiglione israeliano dal titolo “Additions”, letteralmente “aggiunte”, ne potrete assaporare l’essenza.
Da non perdere la presenza di Arad, il padrone di casa, che vi introduce nella migliore visione del “butta su” israeliano. Nativo del quartiere tra i più chic di Gerusalemme, l’estro di Arad vi conduce nel percorso del padiglione post Bauhaus che ogni anno sceglie i suoi curatori lanciando i migliori giovani artisti e architetti d’Israele. L’aspetto più interessante promosso dalle due curatrici di quest’anno lo troverete appena entrati, dopo una breve sosta all’esterno per riflettere sul passato, presente e prospettiva futura dello stato d’Israele . Paese che quest’anno, compie i suoi 60 anni d’indipendenza. Una Nazione con una storia recentissima e il privilegio di essere presente nei giardini di Venezia, città con la quale condivide un Calatrava, “che poco c’entra con Gerusalemme” ma, usando sempre le parole di Arad, “ c’entra moltissimo”.
Aggiungere. Si perché Israele pare essere il miglior luogo per affermare l’abusivismo edilizio. Così, mentre una casa si allarga di qua e di la aggiungendo due stanze per i figli nuovi arrivati, la società elettrica ti porta (aggiunge) un palo della luce perché tu possa avere più corrente. Il tutto nasce così spontaneo che le lunghissime pastoie burocratiche dei piani urbanistici quinquennali rischiano di diventare obsoleta carta straccia. Israele è l esempio del nesso stretto che esiste tra economia e architettura. Così, sulle case di un quartiere chic di Gerusalemme l’armonia delle costruzioni fatte dagli arabi (che non avevano architetti), appoggiano rialzi al limite dell’abusivismo di uno o due piani che per qualche milione di dollari di speculazione immediata rischiano di deprezzarne il valore architettonico per sempre.
Parallelamente, la chiusura delle terrazze di quei socializzanti palazzi Bauhaus rappresenta non l’abusivismo per il recupero della stanza in più ma il fenomeno sociale di un Paese che ha subito il terrore di due guerre e che ha visto Sefarditi e Askenaziti chiudersi nei loro rispettivi mondi.
Questo Paese sa anticipare i tempi e prevedere sempre un futuro. Perché in tutto questo “butta su” di “aggiunte” si legge la lungimiranza di un architettura che prevede gli altri, quelli che verranno dopo: in un luogo in forte crescita demografica, gli architetti che costruiscono oggi devono pensare a chi verrà a costruire (aggiungere) domani.
Così l Aeroporto “Ben Gurion” di Tel Aviv non è un esempio di struttura sovradimensionata ma la visone di un futuro pacifico di un’area geografica vasta ( a partire dagli accordi di pace con la Giordania) che prevede uno scalo importante. L’autostrada da Tel Aviv a Gerusalemme è già strutturata per cinque corsie anche se ora si viaggia su due.
Claudio Degasperi

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